Archivio per Settembre, 2008

Comunicato stampa da Scuola Iqbal Masih, casilino, Roma.

Sono passati già due giorni da questo comunicato stampa ma voglio contribuire a diffondere la notizia e dare rilievo all’iniziativa che trovo importante!
Il nostro futuro dipende dalla formazione dei nostri figli, dalla loro cultura e anche dalla loro apertura verso la società, dalla loro educazione alla collaborazione ed alla solidarietà.
Tutto ciò sta succedendo nella Scuola Iqubal Masih al Casilino a Roma
Comunicato stampa da Scuola Iqbal Masih, casilino, Roma.

martedi 16 sett 08, h 21,15

A. COMUNICAZIONE: la riunione del coordinamento ha espresso la volonta di proseguire con il presidio anche per la notte del 16 e la giornata del 17 settembre.

B. COMUNICAZIONE:i numeri della prima notte di presidio (che tanto ci sono stati richiesti durante la giornata da parte tutti i media) sono i seguenti:

c.a. 80 fra Genitori Bambini e Docenti. La mobilitazione nei primi due giorni ha impegnato almeno 250 persone tra Genitori ed Insegnanti in una scuola che conta 800 studenti.

GIÙ LE MANI DALLE NOSTRE MAESTRE

1. Intendiamo smentire le false notizie che a mezzo stampa sono state diffuse sul conto delle insegnanti della nostra scuola e respingiamo l’attacco giunto ieri e per nulla velato da parte dell’Assessore capitolino Laura Marsilio e la linea di speculazione che la Ministra Mariastella Gelmini sta adottando, contraddicendo in maniera evidente la sua comunicazione e il ruolo istituzionale che riveste.
Nessuno usi in maniera strumentale i nostri figli e nessuno critichi a priori la nostra capacità genitoriale pensante.
Congiuntamente agli insegnanti stiamo facendo un grande sforzo per rendere “non intrusivo” il presidio. Volete sapere come? Venite a conoscerci al Casilino 23!

2. Il presidio si regge e viaggia su di un doppio binario. Il nostro, di Genitori con Bambini (GOBC, Genitori Occupanti con Bambini Consensienti) e l’altro affidato agli insegnanti. Tutti molto validi pedagogicamente. E per questo godono del nostro appoggio, della nostra solidarietà e della nostra importante fiducia.

3. Ringraziamo tutti gli organi di stampa che in maniera cordiale e attenta sono venuti a trovarci con l’intenzione di testimoniare la nostra mobilitazione e dare voce alle nostre istanze. L’invito per tutti è di continuare a venire a trovarci fuori dall’orario scolastico (importante ribadire che il normale svolgimento della didattica verrà sempre garantito) per vedere e ascoltare direttamente quelle che sono le nostre istanze e le modalità dell’occupazione.

4. In conclusione, la verità è che non è arrivata nessuna risposta alle nostre critiche, dubbi e domande sul decreto che intende smantellare un sistema di educazione primaria valido ed efficiente quale quello attualmente vigente.
Noi questo, molto chiaramente, stiamo chiedendo dall’inizio. E a questo, molto chiaramente, la ministra sembra non voler rispondere.

F.to I Genitori del Coordinamento “Non rubateci il futuro”
c/o Scuola Iqbal Masih – via Ferraironi, 38 Roma

per contatti stampa:
riccardo 393.9818120 + Antonello 340.3904290 + chiara 338.2006735 email: nonrubatecilfuturo@libero.it

P.S. Si ribadisce che il presidio ha inizio al termine delle lezioni, dalle 16,30.Si informa inoltre che nel corso di svolgimento dell’assemblea ci è pervenuta la solidarietà del “Comitato Donne di Centocelle e Dintorni”, da parte dell’Associazione Culturale Laboratorio Sociale Centocelle” e la solidarietà da parte dell’assemblea cittadina che si è svolta in contemporanea all’Istituto Galilei di Roma.

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Ritorno al passato: Il maestro unico!!!

Nelle scuole elementari italiane insegnati e genitori sono in agitazione per contrastare la decisione del  ministro Gelmini di reintrodurre la figura del maestro unico.

La Repubblica con il titolo Rivolta contro il maestro unico: “Così si stravolge la scuola”
Ha riportato la decisione congiunta di insegnati e genitori dell’Istituto “Iqbal Masih” al Casilino di entrare in agitazione

-da La Repubblica del 06/09/2008

La regolarità delle lezioni sarà garantita, ma nel pomeriggio comincerà la protesta e i genitori resteranno nelle aule con figli e maestri. Qui ci saranno non solo momenti di informazione sul provvedimento, ma anche incontri con pedagoghi ed esperti. Poi la notte resteranno tutti lì a dormire.

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per leggere l’articolo completo

Sinceramente credo che la reintroduzione della figura di un maestro unico leda alla nostra scuola ed alla nostra infanzia, defraudandola della possibilità di arricchirsi sia dal punto di vista culturale che  da quello delle relazioni sociali.

Le figure dei maestri specializzati in alcune discipline secondo me sono da preferire al maestro “tuttologo” che, essendo un essere umano ha le sue preferenze e le sue inclinazioni personali e, indipendentemente dalla sua professionalità e dalla sua preparazione, quste preferenze incideranno sulla formazione dei bambini e sulla loro percezione della materia appresa!

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Los Angeles Times: “I mafiosi italiani bloccano i tentativi di ripulire mucchi di rifiuti tossici”

Riporto l’articolo del Los Angeles Times del 30 agosto dal titolo “I mafiosi italiani bloccano i tentativi di ripulire mucchi di rifiuti tossici” e se c’è qualcuno che ne sa qualcosa della malavita italiani questi sono gli americani. Ecco l’articolo:

I residenti della zona di Napoli hanno un tasso di cancro e di altre malattie più alto della media. Gli attivisti che combattono sono stati minacciati e i testimoni uccisi.

Raffaele del giudiceSanta Maria Capua Vetere, Italia - Raffaele del Giudice era un crociato. Chiuso in una giacca sportiva e una Fiat scassata, si aggirava per le discariche illegali del sud Italia, coprendosi il naso contro il fetore ed esponendo quello che lui considera il crimine ecologico del secolo.
Poi la gente ha cominciato a essere minacciata. Ostracizzata. Uccisa. Del Giudice ha disdetto la sua crociata.

Perché quando ti scontri con l’immondizia qui nella regione Campania, ti scontri contro una mafia potente e brutale conosciuta come Camorra. La Camorra, basata a Napoli, controlla l’importo, il trasporto e l’eliminazione di milioni di tonnellate di immondizia, un giro di affari estremamente lucroso nel quale il gruppo segue le sue regole, ignora le leggi sui rifiuti tossici e contamina quella che una volta era fertile terra agricola, campagna, foreste e fiumi.

A parte la sgradevolezza di tutto questo, prove suggeriscono ora che la spazzatura sta avvelenando la catena alimentare e potrebbe causare cancro, difetti al feto e altri problemi di salute. Del Giudice la chiama la Chernoyl d’Italia.

Ci sono altri simboli drammatici e putridi del persistente potere della mafia, e dell’impotenza – alcuni dicono volontaria – del governo di affrontarla. E’ quasi un cliché: Tony Soprano*, dopo tutto, si occupava di smaltimento rifiuti. (*personaggio di una serie televisiva, The Sopranos, sulla mafia italo-americana, N.d.T.)

Per la maggior parte dell’anno scorso, la Campania è stata soffocata sotto torreggianti montagne di spazzatura suppurante e non raccolta. Le discariche, legali e illegali, erano piene fino a debordare. Fino a quando squadre di pulizia si sono finalmente mosse in luglio, mari di spazzatura bloccavano strade e portoni, e inghiottivano marciapiedi e parchi. La Camorra periodicamente pagava ragazzini zingari per dare fuoco a porzioni dei rifiuti, creando scene dantesche di una terra a fuoco, villaggi e paesi pieni di fuoco tossico.

La piaga del sud Italia si è meritata sanzioni dall’Unione Europea e la condanna da organizzazioni internazionali sulla salute. Ha risvegliato violente proteste quest’anno e ha contribuito alla caduta del governo del Presidente del Consiglio Romano Prodi in primavera.

Questo non è un problema nuovo. Per più di 15 anni, con il governo che ha speso più di un miliardo e 300 milioni di euro e che ha nominato sette “zar della spazzatura”, il problema non è scomparso. Non si risolve perché i mafiosi, e i politici che tengono in pugno, non vogliono che lo sia.

“Per anni i rifiuti si sono accumulati, non è stato fatto niente per ripulirli, e le conseguenze sono letali.” dice Donato Ceglie, il principale Pubblico Ministero che si occupa della “eco-mafia” in questa regione. “Hanno avvelenato la terra. Hanno avvelenato l’acqua. E sta peggiorando. La spazzatura sta ancora arrivando.”

Il racket funziona così. Centinaia di fabbriche, complessi industriali e aziende di ogni tipo nel ricco nord Italia e in altre parti d’Europa contattano il mediatore per avere i loro rifiuti rimossi. Per ridurre i costi, questi mediatori si rivolgono a circa 20 ditte di smaltimento in Campania, quasi tutte, dicono i Pubblici Ministeri, controllate dalla Camorra.

La Camorra ha entusiasticamente reso il povero sud Italia la discarica del mondo, o almeno parte del mondo. Camion trasportano i rifiuti al sud di giorno e di notte, per tutto l’anno, e lo depositano principalmente in discariche illegali e senza regole.

Nessun tipo di spazzatura è troppo orrenda: scorie metallurgiche, liquami di concerie, pneumatici, frigoriferi e cucine economiche scartate, carcasse putride di animali, rifiuti medici – un nauseante pozzo nero di schifezze.

I camorristi hanno gradualmente cacciato via gli agricoltori e hanno ottenuto il controllo di sempre più terra, dove scaricano la roba. Ma la Campania si sta riempiendo.

E così la Camorra è diventata globale.

Enormi containers, che arrivano dalla Cina pieni di giocattoli scadenti e abbigliamento firmato falso, scaricano e poi si riempiono di spazzatura, dicono i Pubblici Ministeri. In un intervento della polizia di due anni fa, gli agenti della dogana hanno confiscato 9 mila tonnellate di rifiuti che erano stati messi di contrabbando su navi da carico, la metà destinate alla Cina.

Gli ambientalisti sono particolarmente preoccupati degli effetti sulla produzione del cibo e sulla salute. Sostanze tossiche sono filtrate dai rifiuti nelle falde acquifere, inquinando i ruscelli da cui le mucche e le pecore bevono e l’erba di cui si nutrono. Ancora più veleno viene vomitato nell’aria quando si brucia spazzatura.

La Campania ospita i greggi di bufale il cui latte è utilizzato per produrre la miglior mozzarella. Livelli inaccettabili di diossina, agente cancerogeno, sono stati trovati quest’anno in qualche mozzarella, minacciando l’esportazione di uno dei migliori prodotti italiani, un giro d’affari da 350 milioni di euro.

Gli scienziati continuano a studiare il nesso tra i rifiuti e la salute, ma stanno già indicando tendenze allarmanti, secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute, incluso un tasso che eccede le norme regionali o nazionali per i cancri allo stomaco, reni, fegato e polmoni e anche malformazioni congenite. In alcune zone fra Napoli e la città di Caserta, i residenti hanno da due a tre volte più possibilità di sviluppare un cancro al fegato che quelli nel resto del paese, secondo il Consiglio Nazionale di Ricerca italiano.

Ad una delle molte proteste contro la spazzatura quest’anno, molte donne si sono avvicinate ai giornalisti per lamentarsi di quella che loro chiamano la piaga dei cancri e tumori che affligge le loro famiglie. Alcune hanno mostrato le fotografie di bambini malati, una donna ha mostrato le cicatrici di quella che lei ha descritto come un’operazione chirurgica per cancro alla tiroide.

Il disgusto pubblico è finalmente diventato tanto grande quanto la spazzatura e, con Del Giudice in testa, i cittadini hanno deciso di sconfiggere la Camorra e di tentare di reclamare la terra e di ristabilire una normale vita familiare.

Hanno installato recinti per reclamare la proprietà della campagna e bloccare i rilevamenti della Camorra. Gli agricoltori hanno organizzato mercati per vendere i loro prodotti e migliaia di residenti hanno considerato importante frequentarli. Le scuole hanno organizzato recite anti-mafia in classe.

“Vedere questo tipo di vita e di unità ha dato fastidio alla Camorra,” ha ricordato con soddisfazione Del Giudice, 40 anni, un ambientalista facilmente eccitabile con occhiali e una zazzera di capelli che si stanno ingrigendo.

Ha continuato ad aggirarsi per la campagna, concentrandosi nel cosidetto triangolo della morte fra Napoli e Caserta, un’area dove lui è nato e dova la sua famiglia una volta coltivava la terra. Ha documentato le discariche abusive e l’orripilante inquinamento, fotografando segretamente quello che scopriva. E’ stato il protagonista di un documentario che raccontava le sue scoperte e ha raccolto testimonianze di agricoltori assediati e residenti disgustati.

Si stava creando lo slancio, e Del Giudice e i suoi compagni attivisti si aspettavano che la polizia e gli ufficiali statali gli dessero sostegno nella sfida alla Camorra.

Invece, apparentemente la Camorra decise di prendere l’iniziativa. Killer della mafia cominciarono a eliminare sistematicamente diverse persone che stavano cooperando con i magistrati in indagini contro la Camorra. Quattro persone furono uccise nel giro di poche settimane, fra cui l’uomo d’affari Michele Orsi.

Orsi gestiva una compagnia di smaltimento dei rifiuti e lavorava con la Camorra. Ma dopo anni al soldo dei mafiosi e a dover prendere ordini da loro e dai loro padroni politici, ha deciso di diventare un pentito per lo stato. E’ stato ucciso da una raffica di 18 proiettili poco prima di testimoniare in tribunale su presunti legami fra la Camorra e i politici.

L’intimidazione degli agricoltori e degli altri che stavano lavorando con Del Giudice è stata più subdola. Gli agricoltori arrivavano nei loro campi e trovavano alberi abbattuti nel corso della notte, o macchinari distrutti. Uomini armati sparavano contro fienili e serre.

Diversi agricoltori e residenti apparsi nel documentario con Del Giudice sono scappati dalla regione, abbandonando le loro proprietà; altri hanno visto i loro affari ridursi a zero.

Si rivolsero a Del Giudice: tu ci hai promesso che saremmo stati aiutati; ci hai mentito. E Del Giudice ha ricevuto avvertimenti passati attraverso conoscenze: stai lontano.

“E’ la mia terra, sono nato qui, e adesso mi viene detto che non ci posso andare,” ha detto, sull’orlo delle lacrime, nel suo disordinato ufficio di Napoli, dov’è il capo regionale del gruppo ambientalista Legambiente. “Non è solo paura; è avvilimento.”

La Camorra ha sofferto una grande scnofitta. Una corte di appello di Napoli ha confermato sentenze a vita per quattro dei maggiori boss di uno dei gruppi più potenti della Camorra, concludendo una indagine di dieci anni chiamata Operazione Spartacus.

Ma pochi qui pensano che farà molto per rallentare le attività della Camorra. Ci sono già altri mafiosi pronti a prendere il posto di quelli che vanno in prigione.

“La Camorra mi ride dietro adesso,” ha detto Del Giudice. “Hanno vinto”.

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