Archivio per Febbraio, 2009

Apello per la scuola Pisacane!!!! Non discriminiamo gli stranieri

Sono Paola Piovesan,
Scrivo perché ci aiutiate a diffondere questo appello affinché si possano trovare al più presto dei genitori intelligenti e sensibili pronti ad iscrivere i loro figli alla scuola Carlo Pisacane.

A causa del violento attacco subito dalla scuola nei giorni scorsi da parte della stampa e dei media in generale, aggressione che ha screditato ed offeso l’istituzione scolastica ed il corpo docente, ed ormai a ridosso della chiusura delle iscrizioni, ci troviamo con una bassa percentuale di bambini italiani iscritti alla prima classe delle elementari. Un numero insufficiente di iscritti provocherebbe l’inevitabile chiusura della Carlo Pisacane, che da sempre ha rappresentato, nel quartiere, l’unico strumento
per la socializzazione e l’integrazione, soprattutto dei bambini stranieri,
ma anche delle loro famiglie perché un bambino ben integrato che impara la
lingua spesso meglio e più in fretta degli adulti interagendo
quotidianamente con i suoi coetanei, può diventare il primo mediatore
culturale della famiglia, trasferendo ad essa la cultura locale. Questa
eventualità sarebbe una grave perdita non solo per il quartiere di
Torpignattara ma anche per Roma in generale perché potrebbe portare, nel
tempo, alla concreta ghettizzazione dei migranti con conseguenze di non poco
conto (ricordiamoci la Parigi multietnica che bruciava nelle banlieue…). La
polemica sollevata sulla Carlo Pisacane è stata mirabilmente costruita ed
articolata in modo tale da far arrivare all’opinione pubblica, attraverso
altisonanti proclami sulla necessità di una maggiore integrazione,
un’immagine della nostra scuola distorta e squalificante. Come genitore, che
pur non appartenendovi come bacino di utenza, ha scelto di iscrivere sua
figlia alla Carlo Pisacane, posso testimoniare con la mia esperienza che la
nostra scuola ha dimostrato di saper offrire ai bambini la possibilità di un
apprendimento scolastico senza lacune o ritardi ed opera una didattica di
qualità e grande sensibilità. I nostri figli vanno a scuola sereni ed hanno
una vita sociale extrascolastica condivisa con i loro compagni in palestra,
in piscina alle feste o al cinema, come quella di qualsiasi altro coetaneo.

Naturalmente sono, in prima persona, ma siamo, come genitori, insegnanti e
direzione scolastica, tutti a disposizione per incontri, chiarimenti o
quanto altro serva a diffondere una migliore conoscenza della vera realtà
della nostra scuola. L’appello è: salviamo la Pisacane dalle menzogne e
dall’ignoranza.

Grazie

paola

Lascia un Commento

Mills condannato per corruzione va in galera – Il corruttore rimane libero e incassa voti!!!

Non riesco ad abituarmi al fatto che in Italia si possa rimanere immobili ciechi e sordi davanti a tanta impudenza!
So di utilizzare un linguaggio ormai arcaico, parole come GIUSTIZIA non sono più adeguate in questa sorta di limbo ideologico e morale, dove qualsiasi atteggiamento è ammesso, dove ogni oltraggio può essere impunito dipende solo da chi ne è l’autore!!!

Pensavo anni fa che il senso della giustizia fosse innato in ogni essere umano, che facesse parte di quelle leggi non scritte che fanno parte del patrimonio dell’umanità. Non è così: gli italiani, o almeno la maggioranza degli italiani, non hanno senso di giustizia o se lo hanno giace coperto da una coltre di indifferenza attraverso la quale non passa un filo di luce.

E’ evidente ormai per chiunque, soprattutto all’estero, che Berlusconi si è protetto dalla condanna tramite la legge truffa del lodo Alfano La posizione del nostro Presidente del Consiglio è stata stralciata dal processo per effetto del lodo Alfano che garantisce l’impunità alle 4 cariche più alte dello stato: il Presidente della Repubblica, i Presidenti di Camera e Senato e appunto il Presidente del Consiglio

L’aspetto più indecente in tutta questa vicenda a mio modo di vedere è nella difesa che viene portata avanti con arroganza e assoluta mancanza di decenza tanto riferirsi a Giordano Bruno come ad un fautore dell’illegalità e della libertà di delinquere!!!!

Lascia un Commento

Articolo 32 della Costituzione Italiana «La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana»

Stefano Rodotà ha dichiarato in un’intervista su micromega: “Siamo al rifiuto della legalità costituzionale. Si sta cercando di creare le premesse per una legge proibizionista e negatrice del diritto fondamentale a governare liberamente la propria vita, qual è quella di cui è appena cominciata la discussione in Parlamento”.

Non ho voluto parlare del caso di Eluana Englaro fino a questo momento perchè ritenevo e ritengo tuttora che si trattasse di un dolore privato e che spettasse solamente ai familiari prendere una decisione sulla vita o la morte di una persona incapace di decidere per se stessa. Tutto il calmore che si è fatto intorno alla tragedia di una famiglia ha assunto però ora un significato assolutamente diverso: E’ IN GIOCO IL RISPETTO DELLA PERSONA UMANA, sancito dalla Costituzione Italiana e dalla Dichiarazione dei Diritti Umani.

Il ddl Calabrò tutto fa fuorchè rispettare la dignità della persona e la sua capacità di scelta. Per rifiutare un trattamento di “mantenimento in vita” si richiede alla persona di andare dal notaio in presenza del medico di famiglia e di un fiduciario ogni 3 anni.

Ciò che mi sgomenta è soprattutto la volontà di imporre ad un essere unano incapace di reagire una terapia che in nessun caso potrà riportarla nelle condizioni di vita che ha perso.

Ciò che mi sgomenta è la volontà di fare questo in spregio della natura. Far proseguire una vita in maniera meccanica fuori totalmente dalle leggi di natura.

Ciò che mi sgomenta è che l’umanità crede di potersi sostituire del tutto alla natura immaginando di tenerla in scacco

Il video dell’intervento al convegno su ” Verità e menzogne su eutanasia, Coscioni, Welby, Englaro sotto il dominio violento e antidemocratico della partitocrazia”, Roma, 14 febbraio 2009. Fonte: Radio Radicale

Lascia un Commento

Attenzione ai vostri contenuti su Facebook

Sembra che “Faccialibro” ovvero il nuovo modo di rimanere in contatto con gli amici e scambiarsi contenuti personali abbia cambiato ultimamente le “norme d’uso” e che tali norme ora concedano a Facebook la proprietà totale di tutti i contenuti pubblicati dagli utenti in barba ad ogni tipo di legge sulla privacy!
Zeusnews ha pubblicato questa notizia con dovizia di particolari

Chi si iscrive concede a Facebook il diritto “perpetuo, irrevocabile, non esclusivo, trasferibile” di usare in qualsiasi modoi cosidetti “User Content”, ossia praticamente qualunque cosa l’utente abbia pubblicato.e non è tutto: Facebook può  concedere i contenuti degli utenti in sub-licenza!

Qualcuno potrebbe dire “bè ho inserito i miei dati e le mie foto su facebook per diffonderli dunque è tutto ok” e fino a qui ci sto, se li ho pubblicati voglio che siano diffusi e dunque ok, va tutto bene… ma se tante volte con una mia foto (magari carina, so fotografare bene io!) si facesse un calendario u si utilizzasse per ualsiasi altro scopo i diritti di chi sarebbero miei o di facebook che l’ha ceduta a terzi? …  In ogni caso, a parte i diritti d’autore, se io non fossi d’accordo all’uso dei miei “user content” da parte di altri come potrei intervenire? – sembra in nessun modo  dal momento che si sono impostate le regole sulla privasy nel profilo personale, più si è restrittivi in queste regole più si mantiene il controllo e la proprietà dei contenuti immessi.

Neanche cancellandosi dal network pare si sia al sicuro dall’utilizzo e dalla diffusione dei contenuti pubblicati prima della cancellazione… Dunque occhio a cosa si mette su facebook

Lascia un Commento

CRISTIANESIMO OBBLIGATORIO A SCUOLA in difesa dei valori tradizionali!

Giovedì 22 gennaio 2009 la VII Commissione permanente della Camera dei Deputati ha approvato la risoluzione sul tema della “Salvaguardia della tradizione culturale e spirituale legata al Cristianesimo nelle politiche scolastiche” proposta dall’on. Garagnani (7-00076)

La risoluzione approvata dalla VII Commissione permanente della Camera dei Deputati sul tema “Salvaguardia della tradizione culturale e spirituale legata al Cristianesimo nelle politiche scolastiche” è un insulto alla cultura ed alla conoscenza delle reali radici culturali italiane che non sono esclusivamente basate sul cattolicesimo e sul cristianesimo e, se fossi cattolica giudicherei un insulto allo spirito CRISTIANO l’imposizione e la salvaguardia per legge di una religione e di un insegnamento che per sua natura dovrebbe essere abbracciato e scelto consapevolmente da ogni individuo. Il cristianesimo predica l’amore e l’accoglienza, mi pare, non l’imposizione e la salvaguardia di un popolo dall’altro…

La discussione di tale Risoluzione era stata avviata il 4 dicembre 2008 ed era stata presentata a suo tempo dal sottosegretario on. Pizza una apposita Relazione governativa.

Ecco i testi dei due documenti ufficiali la Relazione approvata dalla VII Commissione permanente della Camera
e la Relazione Governativa

RISOLUZIONE APPROVATA versione definitiva (8-00027)

La VII Commissione, premesso che:
mai come in questi ultimi tempi l’opinione pubblica italiana si interroga sul futuro in riferimento alla propria identità culturale; la migrazione extra-comunitaria, l’allargamento dell’Unione europea ai Paesi dell’est Europa ed il progressivo dilatarsi di un certo fondamentalismo islamico chiamano in causa l’Occidente, la sua storia e il suo futuro, strettamente legati alla tradizione cristiana, che ne definisce l’essenza e ne è elemento costitutivo; in questo contesto, non può non destare preoccupazione quella sorta di relativismo culturale e di nichilismo etico che, in nome di una presunta tolleranza e rispetto di tradizioni diverse dalle nostre, non sostiene i presupposti della nostra civiltà, e rischia di omologare tutte le culture in un amalgama indistinto in cui la nostra storia, italiana ed europea, perde di valore. La scuola è terreno privilegiato in cui sperimentare un approccio culturale ai temi dell’integrazione in nome di ideali di accoglienza e solidarietà, che, per essere davvero tali devono fondarsi sul ricordo del proprio passato e devono essere ancorate alle proprie radici culturali e spirituali; il fallimento del modello di integrazione delle democrazie nord-europee e l’esperienza di Paesi come l’Olanda, la Danimarca e, in modo diverso la Francia e la Germania, pone per il nostro Paese il problema di una legislazione scolastica che, nell’affrontare, in modo graduale e rispettoso dei diritti della persona, il problema dell’integrazione dei cittadini comunitari ed extracomunitari, sappia difendere la tradizione culturale italiana, ed europea, quale si è manifestata nel corso dei secoli, e proporla, evitando denigrazioni o dimenticanze, agli studenti di ogni provenienza culturale; al riguardo è bene ricordare che l’insegnamento della religione cattolica, basato su un’adesione volontaria dello studente, risponde a un’esigenza religiosa importante ed essenziale, ma distinta da quella eminentemente culturale e laica che sarebbe opportuno introdurre nella legislazione scolastica e proporre a tutti, impegna il Governo a far sì che nell’ambito dell’autonomia scolastica, e fatta salva la libertà di insegnamento dei docenti, sia reso esplicitamente obbligatorio nelle indicazioni nazionali il preciso riferimento alla nostra tradizione culturale e spirituale che si riconnette esplicitamente al Cristianesimo.
(8-00027) «Garagnani, Granata, Goisis, Mazzuca, Palmieri, Centemero».

RELAZIONE PRESENTATA DAL GOVERNO del 4 dicembre.

Si condivide l’opinione dell’Onorevole interrogante che il giusto principio dell’accoglienza e dell’integrazione possa essere realizzato solo laddove si conservi la memoria del proprio passato e delle proprie radici culturali, in quanto è soltanto con l’affermazione della propria identità, che si può riconoscere e comprendere l’identità degli altri.
Ricordo che l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado è regolamentato da norme pattizie che rappresentano la sintesi finale di posizioni ed interessi rappresentati dall’autorità scolastica italiana e dalla Conferenza Episcopale.
La legge n. 121 del 1985 di ratifica ed esecuzione dell’accordo con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modifiche al Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, che già prevedeva un esplicito riferimento alla tradizione culturale del Cattolicesimo, all’articolo 9, comma 2, precisa che «La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado.
Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento».
Peraltro la nascita della religione cristiana, le sue peculiarità e il suo sviluppo così come le vicende dei rapporti tra Stato e Chiesa, con particolare riferimento all’Italia, già sono oggetto di studio nell’insegnamento della storia sin dalla scuola primaria e rappresentano, trasversalmente, l’asse portante di altri insegnamenti.
Faccio riferimento, in particolare, allo studio della letteratura italiana, molti testi della quale (e basti citare la Commedia dantesca) risulterebbero incomprensibili senza gli opportuni riferimenti alla dottrina cattolica e al dibattito teologico, o alla storia dell’arte, per secoli legata inscindibilmente all’iconografia cristiana.
Proprio per questo motivo le indicazioni nazionali relativamente al primo ciclo di istruzione fanno esplicito riferimento al Cristianesimo e stessa cura verrà posta nelle indicazioni nazionali relative al secondo ciclo di Istruzione, proprio al fine di rispondere ad una ineludibile esigenza
culturale degli studenti.

Commenti (4)

Per le iscrizioni 2009-2010 i Comitati per la Scuola Pubblica sono vivi e continuano a lottare nell’indifferenza degli organi di stampa!

La stampa, dopo le piazze piene dell’autunno scorso ha totalmente dimenticato il problema scuola e la mobilitazione permanenete che ne è scaturita. I genitori gli studenti e gli insegnati invece non si sono ancora arresi allo smantellamento sistematico della scuola e della cultura in Italia. In questi giorni di iscrizioni all’anno scolastico 2009-2010 i Comitati dei Genitori che si erano attivati per difendere la scuola pubblica ed in special modo le elementari, dallo stravolgimento decretato dalla legge Gelmini, stanno continuando la battaglia attraverso moduli di iscrizione “alternativi” che vengono consegnati nelle segreterie delle scuole congiuntamente ai moduli ufficiali forniti dal Ministero.
“La nostra lotta non è stata inutile” Dicono dal Coordinamento “Non Rubateci il Futuro” . E’ infatti servita a darci la possibilità di scegliere all’atto dell’iscrizione sia il modello del TEMPO PIENO di 40 ore settimanali, che quello fino ad ora chiamato MODULO di 30 ore settimanali. sui moduli forniti dal Ministero infatti è presente la possibilità di inserire un ordine di preferenza che va dal tempo scuola di 24 ore settimanali fino al tempo pieno di 40 ore settimanali -
Si chiede al genitore di inserire un ordine di preferenza tra le 4 opzioni
24 ore
27 ore
30 ore
40 ore
I Comitati, in tutte le regioni d’Italia però non sono soddisfatti della possibilità di scelta ed anzi dichiarano in maniera univoca che inserendo un ordine di preferenza si avallerebbero come “lecite” le scelte di 24 e 27 ore settimanali dietro le quali si propone all’utenza una scuola vecchia di almeno 20 anni.
Il maestro unico, o prevalente che dirsi voglia, è una figura ormai obsoleta sia culturalmente che temporalmente.
Le maestre e i maestri della nostra scuola ormai hanno sviluppato delle competenze specifiche e sono in grado di sfruttare le compresenze in classe per attivare lavori strutturati che riescono a coinvolgere tutti bambini della classe facendoli interessare e collaborare tra loro cosa impossibile e impensabile per una sola persona con una classe di 30 bambini!
Nei moduli alternativi, consegnati in questi giorni alle segreterie delle scuole elementari, i genitori chiedono oltre agli orari di 40 o 30 ore settimanali, che siano garantiti i POF (piani dell’offerta formativa) approvati fino ad ora nelle stesse scuole, chiedono che vengano garantite delle ore di compresenza delle insegnati affinché gli insegnanti siano in grado di portare a termine i progetti approvati nel POF
Ecco il sito del Comitato Grottarossa di Roma
e i moduli alternativi messi on line e distribuiti alle assemblee di genitori

Lascia un Commento

Cibo italiano contro tutti. Gia’ lo scherno e’ un gran fardello, ma le reazioni all’estero possono essere ben piu’ gravi

Ma certi ministri hanno capito cosa significa fare il ministro di una nazione?

Le parole del Ministro Zaia, Berlusconi senziente, sollevano un vespaio

Non esiste e non puo’ esistere alcuna “guerra” tra il cibo italiano e quello straniero. La cucina italiana e’ di sicuro quella che ha meno da temere in un confronto internazionale. Percio’, certi “provvedimenti” anti “invasione-straniera” sono solo una scusa meschina e pericolosa per non affrontare i nostri problemi e chi non li sa gestire e che piuttosto metteno a repentaglio le attività italiane all’estero.

Dallo scorso week-end sta rimbalzando in tutto il mondo la notizia che prima la citta’ di Lucca e poi perfino Milano, tanto celebrata per la sua internazionalita’, hanno messo al bando il cibo etnico, in virtu’ di una “necessaria” crociata a difesa del cibo italiano.
Certe cose rischiano di fare del male all’Italia ed agli italiani, alla loro cultura ed ai loro rapporti internazionali molto piu’ di un attacco terroristico.

la reazione ai commenti  dello STRAITS TIMES, February 2, 2009:

Il grido di dolore, di rabbia e sconforto di un italiano all'estero: Guido De Simone,

E no! Ora BASTA!

Gia’ aprire e sviluppare un’attività italiana al’estero non e’ affatto facile. A complicarcelo o renderlo definitivamente impossibile non ci si metta pure chi rappresenta (o quantomeno “dovrebbe” o sarebbe “tenuto a” rappresentare) l’intera nazione a livello nazionale ed internazionale!

Ma dico, scherziamo? Ma e’ mai possibile che un italiano che invece di piangersi addosso e’ riuscito, malgrado tutto (e poi lo spiego cos’e’ quel “tutto”!), ad avviare la propria attivita’ all’estero o che la sta avviando proprio ora, debba aprire il principale giornale del paese che lo ospita e leggere che un ministro del Governo del proprio paese ha fatto delle dichiarazioni che chiamare pericolose e’ puro eufemismo?!

Se i giornali di mezzo mondo riportano la notizia che un rappresentante della Repubblica Italiana si permette il lusso di “plaudire” alle iniziative prese prima a Lucca e poi anche a Milano di proibire ulteriori aperture di ristorazione “non-italiana” e (cosa ancor piu’ grave, se vera) che tale iniziativa e’ stata addirittura “appoggiata” dal Presidente del Consiglio, Sivio Berlusconi, non e’ poi tanto sorprendente che gli stessi giornali poi titolino “LE CITTA’ ITALIANE METTONO AL BANDO IL CIBO ETNICO”.

Ma si rendono conto, costoro, di che cosa significa la parola RITORSIONE?!

Ci sono decine e decine di migliaia di ristoranti, bar, pasticcerie,negozi alimentari, gelaterie e punti vendita gastronomici italiani, disseminati in ogni angolo del mondo, per molti italiani all’estero uno dei pochi modi per fare dignitosamente impresa fuori dei propri confini nazionali. Tutte imprese nate grazie SOLO all’iniziativa del singolo, senza alcun supporto o soldo pubblico, e che, nel loro piccolo e nonostante qualche pressapochismo ed ingenuita’ romantica di chi e’ lontano dall’Italia da troppo tempo, sono spesso l’unica vera forma di rappresentanza e rappresentazione pubblica del Bel Paese all’estero.

Visto che il 90% del mondo e’ fatto proprio di quei paesi “etnici” il cui cibo, secondo il nostro Governo, dovrebbe essere bandito dalle bocche degli italiani e lo dicono pure pubblicamente… cosa si aspettano che le popolazioni di quell’enormita’ di paesi facciano?

Certo, i più calmi e moderati ci sorrideranno su e, se andavano a mangiare italiano ogni tanto perche’ piaceva loro, continueranno a farlo.
Pero’ ci sono pure i piu’ permalosi e “sciocchini” (diciamo cosi’), come in ogni paese del mondo (Italia compresa, a quanto pare, no?), che se la possono prendere alquanto per come i propri compatrioti vengono ingiustamente (e lo sottolineo: INGIUSTAMENTE) trattati in Italia.
Il minimo che può accadere e’ che non vadano piu’ a mangiare italiano e che ne sparlino a mezzo mondo.

Poi ci sono certi paesi dove i facinorosi sono fin troppo attivi ed e’ come se fosse stato loro offerto su di un piatto d’argento un perfetto obiettivo da colpire, per “punire quei sedicenti razzisti e xenofobi degli italiani”.

Peraltro, cio’ non riguarda solo il settore gastronomico. Le insegne italiane nel campo della Moda, delle auto e moto, del mobile e componente d’arredo, ma anche nelle migliaia di macchinari industriali e componenti ad alta tecnologia tutti italiani prodotti e venduti nel mondo. TUTTI vengono messi a rischio nell’eventualita’ che gli italiani divengano un’obiettivo di RITORSIONE.

Dico un perfetto obiettivo perche’ non e’ che noi italiani siamo un granche’ organizzati per proteggere i nostri interessi ed i nostri connazionali all’estero. Ne’ tantomeno siamo di certo attrezzati per una reazione adeguata, in stile americano, per capirci.

No, non e’ il nostro caso… E allora? Perche’ diavolo ci si permette il lusso di metterci tutti in pericolo senza avere neanche le palle per proteggerci?

E poi, chi diavolo crede di rappresentare, il nostro Governo? L’Italia di certo e’ in stragrande maggioranza tutto meno che xenofoba o razzista.
Noi italiani siamo amanti della pace e del saper vivere con tutti. Lo sappiamo fare a casa nostra e, qualora lo si sia dimenticato, lo sappiamo fare e l’abbiamo ottenuto anche con molta fatica e pagando duro in tutto il mondo, dove ci sono ben oltre 80 milioni di nostri compatrioti con sangue italiano, alle volte miscelato con altri, ma pur sempre italiani che si sentono tali e vorrebbero essere fieri del proprio paese (ed alle volte gli italiani in patria glielo rendono proprio difficile o penoso, a partire da certi personaggi politici).

Piuttosto, xenofobia e razzismo noi italiani li abbiamo subiti in molti altri paesi e perfino in casa nostra per secoli.

Il cibo degli altri? Si’, nonostante noi italiani siamo viziati e coccolati da un’invidiabile disponibilita’ di leccornie di casa nostra, sia in termini di quantita’ che di qualita’, ogni tanto ad alcuni di noi piace scoprire ed apprezzare cosa si mangia altrove. E allora?

Intanto, questo riguarda ancora fin troppo pochi italiani, anche se in crescita. I quali peraltro non rinunceranno mai a mangiare italiano. Questo e’ poco ma sicuro!
Percio’, visti i numeri, non e’ questo il motivo che possa mettere “in pericolo” la cucina italiana.

Al contrario, i politici italiani facciano lo sforzo di seguire una strategia con coerenza: se si vuole “sprovincializzare” gli italiani, come un ben piu’ adeguato insegnamento delle lingue straniere sembrerebbe implicare (stabilito che, al di la’ dell’immancabile inglese, molte altre lingue sono e saranno sempre piu’ utili), imparare ad assaggiare capire ed apprezzare il cibo altrui contribuisce a fare di chiunque un potenziale “cittadino del mondo”. Altrimenti, prove alla mano, ben pochi potranno dignitosamente rappresentarci nel mondo e creare rapporti di rispetto RECIPROCO.

Certo, in periodi neri in cui la stragrande maggioranza del paese cerca di risparmiare su tutto, andare a mangiare dove costa un po’ meno aiuta.
Ma magari sarebbe il caso di notare che, piu’ che colpa del cibo altrui se costa poco, forse sono i ristoranti italiani che costano troppo!
O qualcuno fa finta di non sapere piu’ cosa e’ accaduto ai prezzi dei menu italiani durante la transizione dalla Lira all’Euro, sotto il naso “distratto” dei due governi succedutisi?
Ancora oggi, di fatto, con la scusa che anche i prezzi all’ingrosso sono ormai lievitati, i prezzi per mangiare nel Bel Paese sono al doppio di quello che erano a dicembre del 2000, salvo poche eccezioni.

Quindi, prendercela con il cibo straniero, a me sembra un modo meschino per non affrontare i VERI problemi di casa nostra… O il mezzuccio di certi politici per lanciare un osso/contentino ai piu’ arrabbiati e distrarre l’opinione pubblica dalla propria incapacita’ di goverrnare adeguatamente i veri problemi.

Non mi interessa chi e’ al governo, non e’ una questione di parte. Come ricordavo prima, ambedue le parti seppure alternatesi, hanno fatto un piu’ desolante NULLA per intervenire.

Al Ministro che tanto esultava e si e’ vantato di non aver mai mangiato nulla al di fuori dell’amata cucina veneta, faccio presente che:

1) Non dovrebbe rappresentare un Paese in un settore, l’Agricoltura, che e’ tutto meno che un mero problemino di casa nostra. La sua colossale (quanto paradossalmente dichiarata con vanto) ignoranza in merito al modo di mangiare altrui (e conseguentemente ai loro prodotti agricoli) ne fa un pessimo rappresentante nazionale, specialmente per il settore.

2) Si difende di piu’ gli interessi dell’Agricoltura italiana rendendola popolare (e non impopolare!) negli altri paesi. Magari il signor Ministro Zaia dovrebbe ricordarsi che dichiarando che i containers di cibo straniero dovrebbero essere fermati, tale misura potrebbe essere adottata anche “contro” i containers di cibo italiani. E, creda, signor Ministro, ci rimettiamo noi!
Si ricordi, piuttosto, d’avere cotante palle al momento di alzare veramente la voce presso le autorita’ Europee quando ci vengono imposti metodi di produzione che sono un pugno nello stomaco.

3) Dovrebbe fare il “veneto” fino in fondo e vada a passare a Venezia qualche giorno… e poi ci dica se ritiene che quello che si mangia nel centro storico della laguna più famosa del mondo rappresenti degnamente il “buon mangiare veneto che non solo lui ama. Anch’io, e mi ha dato alquanto fastidio non sapere dove portare i miei ospiti, italiani e (ancor peggio) stranieri, a mangiare decentemente i piatti locali senza spendere una fortuna. E di questo, si’, dovrebbe farsi carico quale rappresentante degli elettori veneti. Senza tanta grancassa e con fatti concreti.

Visto che l’amministrazione comunale di Venezia e quella provinciale e regionale sono stati per molto tempo dell’altro colore politico, il problema e’ bipartisan, ed un ministro della Repubblica proprio spietatamente bipartisan dovrebbe essere.

Un’ultima considerazione.

La partita del cibo non si vince cercando di tenere gli altri giocatori fuori dal campo. Questo denota solo una gran paura degli altri. Ed il paradosso e’ che proprio la cucina italiana e’ quella che nel mondo ha meno da temere. Troppo forte e troppo buona per essere messa con le spalle al muro.

Piuttosto, dovrebbe essere fatto qualcosa di concreto per farla conoscere un po’ meglio nel mondo.
Non si preoccupino, i nostri membri del Governo italiano. Questa non e’ una richiesta di finanziamenti o altro.
Noi imprenditori italiani all’estero siamo ormai abituati a lavorare da soli.

Solo, per cortesia, lasciateci lavorare in pace, senza uscirvene fuori ogni tanto con la sciocchezza di turno che ci rende la vita un inferno dovunque siamo.

In sostanza, voi pensate a fare degnamente il dovere per cui avete voluto il voto e ricevuto la fiducia degli italiani.
Senza dimenticare che in quel ruolo voi non rappresentate piu’ il vostro partito e le sue visioni di parte, pur sempre limitate.

Voi rappresentate l’ITALIA TUTTA e non solo una minoranza di cui oggi, da italiano, mi avete comunque fatto vergognare, dando dell’Italia un’immagine gretta e limitata.

Post Scriptum
MALGRADO TUTTO
Le imprese di pressoche’ tutte le nazioni degne di questo nome che appartengono alla categoria del “Primo Mondo” possono contare su di un supporto concreto da parte del proprio sistema nazionale dedicato al sucesso internazionale delle proprie aziende nel mondo.
Chi piu’ con strutture pubbliche, chi piu’ con servizi privati. Chi conta piu’ sull’efficienza e sul peso della propria rete diplomatica, chi sul peso internazionale del proprio governo, chi sull’influenza delle proprie banche. Chi addirittura sulla presenza militare del proprio paese.
Fatto sta che qualsiasi sia il modo e lo strumento, sembra che pert gli altri alla fin fine funzoni. Le loro aziende, sia le grandi che le medie e le piccole, riescono a penetrare nei mercati altrui senza eccessivi ostacoli.
L’Italia sembra un pianeta tutto a se.
Inanzitutto non e’ affatto UN sistema. Si potrebbe piuttosto definire un’accozzaglia di sistemi, per lo piu’ in una ridicola quanto deleteria concorrenza tra loro.
Chi ne paga le spese, ovviamente, sono gli italiani, nel senso letterale della cosa.
Le Ambasciate e Consolati d’Italia con i propri Addetti Commerciali, l’Istituto Italiano per il Commercio Estero (ICE, detto all’estero “Italian Trade Commission”), le Camere di Commercio Italo-PaeseStranieroDelCaso (alle volte enti privati di cui non si capisce bene chi tiene le fila), Camere di Commercio di una specifica provincia italiana non-si-sa-come lì presente, istituti privati con funzioni para-diplomatiche che in alcuni paesi “scomodi” contano più della nostra ambasciata (vedi il caso dell’Istituto Italiano per l’Asia), stesso dicasi in alcuni paesi dove si scopre che ha piu’ senso farsi presentare dalla gerarchia ecclesiastiche di Santa Romana Chiesa in quel paese.
Fatta eccezione per quest’ultimo soggetto (ma vai a sapere…) tutti gli altri sono in qualche modo pagati per lo piu’ dai contribuenti italiani.
E non finisce qui. Si aggiungono i vari Enti Locali (Regioni, Province e perfino Comuni) che aprono una loro rappresentanza in altri Stati (in Cina sembrano gli alberghi del Monopoli). Ma, abbiate fiducia, l’Italia abbonda di Enti d’ogni natura e scopo. Gli unici che vale la pena di citare sono gli Enti Fiera, la cui utilita’ in certi casi e’ indubbia, ma che rendono la situazione ancor piu’ confusa se agiscono per loro conto.
Se la cosa funzionasse, poco conterebbe. Ma non e’ cosi’. Nel torbido di acque cosi’ travagliate, funziona come solo un sistema feudale puo’ fare: per chi si vuol fare funzionare, di solito i piu’ ammanicati ed i pezzi da novanta, che peraltro potrebbero gia’ fare certe cose per loro conto, avendone le energie finanziarie, mache non hanno motivo di non approfittare di un metodo che sembra fatto apposta per chi ha gia’ potere.
Un po’ quello che avviene con il nostro sistema bancario, che finanzia solo chi ha gia’ un patrimonio e percio’ garantisce l’operazione… Bello sforzo! Dare soldi solo a chi li ha gia’. Di fatto, cio’ denuncia l’incapacita’ delle banche italiane di essere delle vere banche, capaci di valutare se le idee imprenditoriali sono valide e se le persone che le presentano siano credibili. Quella si’ sarebbe una scommessa vera. Ma poiche’ non sono all’altezza di tale compito, perche’ rischiare?
Risultato, ni italiani siamo gli unici imprenditori d’Europa che si devono arrangiare con i soldi propri o prestiti vicino a tasi da strozzo.
Pertanto, sui mercati internazionali le PMI italiane prendono le briciole, quando sono fortunate.
Ed in effetti, alle volte non ne vale neanche la pena. Perdere tempo solo per orizzontarsi e capire Chi fa cosa, significa buttare tempo e denaro ulteriore. Tanto vale far da se.
Per un imprenditore italiano tentare l’avventura all’estero e’ come scendere in campo (di grandezza globale) per giocare a calcio da soli contro tutti gli altri organizzati in efficienti squadre.
Il risultato e’ che deve faticare da 3 a 10 volte piu’ di un americano, o di un tedesco, o di un Inglese, o di un francese, ecc. ecc.
Meno organizzati di noi sono veramente in pochi.
Va notato che negli ultimi anni sono stati fatti corposi investimenti in formazione del personale per migliorare la qualita’ dei servizi della rete dell’ICE nel mondo. Peccato che sia i delegati dell’Istituto che la rete diplomatica abbiano ben pochi fondi per agire.
All’ICE e’ stata apparentemente data l’autonomia economica, ragion per cui, si dovrebbe auto-finanziare facendo pagare i propri servizi a chi ne usufruisce. Ma cio’ rimarra’ pura illusione fintanto che:
1) esistono altre entita’ che di fatto gli fanno concorrenza sulla stessa piazza, (i piu’ confusi da cio’ sono proprio gli stranieri che non capiscono perche’ ci facciamo del male cosi’ palesemente!);
2) i delegati ICE siano scelti e confermati unicamente sulla base dei RISULTATI ottenuti, fermo restando che:
a – siano dati loro gli strumenti necessari per
perseguire l’obiettivo fissato (inclusi i soldi),
b – i “concorrenti”, a partire da quelli di natura pubblica, ma
anche quelli che vivono comunque di denaro pubblico,
siano messi in condizione di non nuocere,
c – la loro valutazione dipenda anche e soprattutto dai pareri
forniti dalle aziende italiane, indipendentemente dalla loro
dimensione, che hanno usufruito dei servizi ICE
di quella sede.
… e se nonostante cio’ detti dirigenti non danno risultati, vengano sostituiti con persone all’altezza del compito;
3) I bilanci ICE siano comunque ripianati dallo Stato e percio’ dai contribuenti;
4) Lo Stato ed il Ministero da cui l’ICE dipende non fissino obiettivi precisi, quantomeno fissati con le associazioni imprenditoriali. E se tali obiettivi non vengono raggiunti, la dirigenza dell’ICE venga rimpiazzata.
Forse allora qualcosa funzionerebbe.
… Oppure… Accidenti! Ho sbagliato tutto! In realta’ questa situazione ha un senso: e’ un modo astuto e rivoluzionario per incoraggiare le aziende italiane a farsi le ossa e forgiarne le capacita’ di sopravvivenza in situazioni estreme. Che sciocco a non averci pensato prima! Grazie “Sistema Italia”!

Lascia un Commento