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Aggressione al circolo omosessuale Mario Mieli a Roma

(RIEPILOGO) (ANSA) – ROMA, 17 APR – Un gruppo di giovani, tra i 20 e i 25 anni, nel pomeriggio ha fatto irruzione nella sede del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli a Roma mettendo a soqquadro l’ingresso dell’associazione, rovesciando scrivanie, estintori, divano e quadri. Non ci sono stati ne’ feriti, ne’ danni ingenti.
Sull’episodio, denunciato dallo stesso circolo, indaga la Digos.

Ho intervistato un iscritto “storico” al Circolo Mario Mieli, Guido Allegrezza sull’accaduto perchè credo che la testimonianza diretta abbia un valore maggiore del dato oggettivo in queste situazioni

Fai parte dell’associazione Mario Mieli?
Si, sono iscritto almeno dal 1998; potrebbe essere anche da prima, ma non ricordo. Comunque è del 1998 la tessera del circolo più datata che ho trovato in casa.

Ricopri un incarico o sei solamente socio?
Sono un socio e ho alternato alterno tuttora momenti di impegno e presenza più intensi a periodi di
“riposo”. Non ho mai fatto il “volontario” in senso stretto al Circolo. I volontari sono persone speciali e molto importanti. Molte delle attività del Circolo non sarebbero possibili senza l’impegno, la disponibilità e la passione che mettono nella loro presenza.

Da quanto tempo l’assocazione Mario Mieli è nella stessa zona?
La fondazione ufficiale avviene nel 1983, ma il Circolo era già operante con il nome di CUOR. Ha avuto diverse sedi a Roma e da più di dieci anni si è stabilito a pochi passi dal mercato rionale e dalla stazione della metropolitana di San Paolo.

Le aggressioni contro gli omosessuali ci sono sempre state o hai notato differenze negli ultimi anni?
Questo tipo di aggressioni sono, purtroppo, frequenti. Molte non vengono denunciate e solo alcune salgono agli onori delle cronache. La violenza contro le persone omosessuali si manifesta come nel caso del Mieli, ma soprattutto a danni di singoli, nel privato, sui luoghi di lavoro e anche con incursioni nei luoghi che
gli omosessuali utilizzano per incontrarsi in pubblico o all’aperto. Che io ricordi, i locali e le iniziative del Circolo sono stati più volte obiettivo di attacchi almeno tre volte in questi ultimi tre anni. In un’altra occasione, sono entrati ladri che hanno rubato attrezzature audiovisive, danneggiando le strutture. Negli anni precedenti, quando si lavorava per preparare il World Pride del 2000 si dovette intervenire con telecamere e una portineria interna per prevenire il ripetersi di episodi di aggressione che si erano svolti. Insomma, possiamo dire che esiste un’escaltion di violenza contro questa istituzione storica nel panorama politico e culturale di Roma. La risposta del Mieli, però, è sempre stata civile, pacata e aperta alla società: il 23 aprile dalle ore 17, ad esempio, in risposta all’aggressione, il Circolo ha invitato i cittadini a vedere un normale giorno di lavoro e di vita. Un mercoledì da leoni, in cui nulla cambia.

Quando si è verificata l’aggressione?
Esattamente nel pomeriggio del 17 aprile

Quando sono arrivate le forze dell’ordine?
Non te lo so dire, poiché ho appreso dei fatti solo a tarda sera. Le testimonianze dirette riportano però che a vari tentativi di chiamare il 113 si sono verificati costanti disservizi che hanno impedito di avvertire tempestivamente la Polizia.
Va detto, però, che un loro intervento sarebbe stato comunque tardivo. L’azione si è consumata in pochi secondi ed è bastata la reazione immediata di chi era al Circolo per far ritirare il gruppo di ragazzetti
di destra che hanno prontamente girato i tacchi è e si sono precipitati all’esterno. Credo che non si aspettassero una reazione immediata e soprattutto non immaginavano che ci potesse essere più gente
di quanti fossero loro.

Sono stati fermati i responsabili o almeno c’è qualche indagato?
Non mi risulta che sia stato identificato o trattenuto per accertamenti nessuno.

C’erano persone presenti nella sede dell’associazione durante l’aggressione?
Si, circa venti, come riportano le notizie di stampa. Tra l’altro, vorrei sottolineare che l’edificio dove si trova il Circolo ospita anche altre associazioni del quartiere che si occupano di altre attività e che avrebbero potuto essere aggredite indiscirminatamente. Un fatto ancor più grave, che la dice lunga sull’inutilità e la pericolosità sociale di certi soggetti che trovano humus ideale per proliferare e per rafforzarsi, proprio nell’ignavia della politica e delle istituzioni e nelle continue dichiarazioni del Papa e degli ambienti ecclesiastici che bollano chi non è eterosessuale come soggetto fuori dei disegni divini. Dio, Patria e Famiglia, un terzetto che in passato ha fatto parecchi danni e che rischia di tornare a farne, ma di
peggiori.

Che tipo di danni ha subito la sede?
Il danno tecnico in sé e per sé è limitato alcuni arredi ed attrezzature rovinati, danni alle pareti dell’ingresso e alla collezione di manifesti sulla storia dei gay pride in Italia esposta nell’ingresso. Si è trattato piuttosto di un’intimidazione. Se dovesse rivelarsi un preludio, sarà necessario prendere qualche provvedimento di protezione, ma soprattutto di prevenzione.
Ciò che preme mettere in evidenza è l’offesa ad una società che si dice pluralista e democratica, nella quale emergono fenomeni di violenza che sono ormai acqua passata in altre nazioni che appartengono all’Unione Europea, dove il carattere della politica e della gente fa si che le ragioni di queste pulsioni omofobe siano rimosse all’origine.

Di che cosa si occupa in questo periodo il Circolo Mario Mieli?
Delle cose che costituiscono la sua attività di sempre: assistenza legale e psicologica, accoglienza, socializzazione, iniziative culturali e politiche. Come dicevamo prima, nulla è cambiato. E come avviene dal
1994, l’organizzazione del gay pride di Roma, che quest’anno aprirà una stagione di pride locali insieme a Milano il 7 giugno, che si concluderà ufficialmente con il Pride Nazionale di Bologna il 28 giugno.

Pensi che l’aggresssione sia dovuta a qualche attività in particolare o ritieni che sia solamente frutto di una cultura intollerante?
Credo che sia la manifestazione di una profonda ignoranza su come la sessualità e l’affettività si esprimono in natura: con libertà. Questa ignoranza e una profonda mancanza di amore e di capacità di amare è la causa primaria di questa incomprensibile aggressività, che in poco può trasformarsi in brutalità e cieca violenza contro le persone.

Rispetto alla zona S.Paolo ritieni che ci siano oggi tendenze tali da far temere per la sicurezza degli iscritti al Mario Mieli?
Come dicevo, il problema si pone anche per le altre associazioni presenti nell’edificio che ospita il Mielie e che, ricordo, è di proprietà pubblica ed in affitto.

Ovviamente c’è stata una reazione ufficiale del Circolo, quale è stata?
Bè, il Circolo ha diramato immediatamente un comunicato stampa e successivamente ha annunciato che non avrebbe fatto nessuna manifestazione pubblica, preferendo l’iniziativa di apertura alla città di mercoledì.

Ha avuto l’effetto che vi aspettavate?
Per l’iniziativa del 23 aprile, aspettiamo di vedere la reazione della cittadinanza. E’ invece evidente
che la notizia ha avuto un risalto senza precedenti sia per radio, sia sui quotidiani, sia attraverso la rete, dove la soliedarietà si espressa ai massimi livelli.

Pensi che questa aggressione possa avere delle connessioni con il risultato delle elezioni politiche?
Temo che il clima determinato dalla campagna elettorale abbia solo aggravato una situazione che, come ho accennato prima, non è affatto nuova.

Pensi che la destra istituzionale abbia ancora in sè quelle frange omofobe retaggio del fascismo o credi che si tratti solo di frange isolate di estremisti?
Che si tratti di estermismi, non ho alcun dubbio.
Diciamoci in franchezza che la maturità politica raggiunta e testimoniata dalla nostra società dovrebbe metterci al riparo da pericoli di istituzionalizzazione delle forme di violenza. Peraltro, non possiamo tacere del fatto che in parlamento e nelle istituzioni siedono esponenti centristi (personalmente considero il PD un partito di centro e non di centro sinistra), i cosiddetti teo-dem, che proprio dalle sedi parlamentari fanno partire messaggi che, pur non incitando alla violenza, “marchiano” le persone rendendole facili obiettivi di una violenza che non cerca altro che pretesti su cui sfogare pulsioni primordiali.

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Comitato promotore dei Referendum – Contro la precarietà e per la democrazia

Depositati in Cassazione tre quesiti referendari contro il lavoro precario e per la democrazia sindacale

Il 16 Ottobre alcuni giuslavoristi e alcuni precari e rappresentanti sindacali di base hanno depositato in cassazione tre quesiti referendari sul lavoro precario e sulla democrazia sindacale nei posti di lavoro. I primi due quesiti sono finalizzati ad eliminare le maggiori storture del mercato del lavoro presenti nell’attuale legislazione.

- abrogazione totale della Legge 30 e del decreto legislativo di attuazione 276 del 2003;
- abrogazione parziale del Decreto Legislativo 368 del 2001 sui contratti a tempo determinato.

L’ultimo quesito è per l’abolizione delle parole “nell’ambito delle organizzazioni sindacali che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unità produttiva” dell’art. 19 della Legge 300/70.
Tale abrogazione, finalizzata al raggiungimento di un maggior livello di democrazia sindacale, determinerebbe la cancellazione del monopolio oggi esistente a favore delle maggiori confederazioni sindacali.

Diversamente da chi ritiene democratico consultare se stessi per prendere ed attuare decisioni che interessano l’intera società civile, i firmatari e promotori di questi referendum ritengono indispensabile che su temi quali precarietà e democrazia, la consultazione per essere realmente democratica deve essere ufficialmente certificata e deve fare esprimere l’intera popolazione italiana.

Il Comitato Promotore non si ritiene il detentore unico dei quesiti referendari depositati: si tratta di una proposta referendaria aperta a modifiche, ampliamenti ed integrazioni. Sin dai prossimi giorni, tutti coloro che vorranno aderire, partecipare, collaborare e promuovere con noi la raccolta delle firme, potranno contattare il comitato alla email info@bastaprecarieta.it.

Roma, 17 Ottobre 2007

Per adesioni, informazioni, contributi:
info@bastaprecarietà – www.bastaprecarieta.org

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