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Conseganti al Ministero dell’Istruzione 155.000 moduli alternativi per l’iscrizione al prossimo anno scolastico prodotti e diffusi dai Comitati spontanei in difesa della scuola pubblica

Ma il Ministero prosegue per la sua strada disattendendo le richieste dei cittadini e proponendo un orario di 27 ore settimanali.

Il 21 Ottobre una delegazione dei comitati nazionale si è presentata al Ministero della Pubblica Istruzione consegnando 155.000 moduli alternativi per l’iscrizione al prossimo anno scolastico 2009-2010.
Non è stata il Ministro Gelmini ad accogliere la delegazione ma il responsabile della segreteria del Ministro Gelmini, dott. Pasquale Capo, il capo del dipartimento Istruzione dott. Giuseppe Cosentino e il direttore del Personale Scolastico, dott. Luciano Chiappetta.
Nei moduli, autoprodotti dai Comitati, collegati in rete in tutta Italia, e sottoscritti dai genitori, sono previste solamente due possibilità orarie quella a 30 ore settimanali corrispondente all’attuale modello conosciuto come “modulo” in cui tre insegnati ruotano su tre classi e quella a 40 ore settimanali ovvero il “tempo pieno” con due insegnati per ogni classe. Queste sono le uniche scelte possibili secondo i comitati in difesa della scuola, in quanto consentono una specifica formazione degli insegnanti in un ambito culturale e dunque consentono agli alunni di apprendere da una persona competente.
Alla consegna di tali moduli è stato risposto dai responsabili del Ministero che l’impianto orario che verrà istituito per le prossime classi prime sarà quello a 27 ore nonostante le richieste dei genitori delle 30 ore raggiungano almeno il 50% e che il modello “tempo pieno”, garantito dalla Legge n. 176/2007, non verrà ampliato oltre il numero di classi quinte che usciranno alla fine dell’anno scolastico 2008-2009.

I Comitati di genitori-studenti-insegnanti in difesa della scuola pubblica sono nati in tutta Italia spontaneamente per contrastare e arginare gli effetti della legge Gelmini considerati lesivi del diritto ad una istruzione libera, pluralistica e professionalmente avanzata.
Il ritorno al maestro unico infatti viene giudicato dai comitati una sottrazione di professionalità e specializzazione ed un ritorno ad un modello incapace di offrire ai bambini quello stimolo intellettuale di cui hanno bisogno.
Il maestro unico rischia di essere preparato sommariamente in tutte le discipline.

Queste e tante altre considerazioni tecniche e pedagogico-educative hanno portato dall’ottobre scorso i Comunicati per la scuola ad organizzarsi per resistere ad una legge considerata ingiusta e letta soltanto come una sottrazione di fondi economici da destinare ad altro in una società che se si interessa della formazione è per diminuirne l’efficacia e soprattutto l’accesso ad una maggioranza di studenti che per continuare ad usufruire degli stessi orari dello scorso anno e di attività collaterali interessanti e di insegnanti specializzati dovrà rivolgersi alla scuola privata che godrà comunque di un sostegno economico ma per l’accesso alla quale è comunque prevista una retta, spesso irraggiungibile per lo stipendio di una famiglia media.

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Qui di seguito riporto il comunicato stampa diffuso dopo l’incontro dalla delegazione dei Comitati genitori-insegnanti

Roma , 23/03/2009 COMUNICATO STAMPA

di Delegazione genitori insegnanti

Al termine dell’incontro con i responsabili del Ministero le delegazioni che hanno portato a Roma le firme raccolte durante la campagna i iscrizione integrativa si sono riunite presso la sede del CIDI e hanno stilato il seguente comunicato stampa.

Nella tarda mattinata di sabato 21 marzo, per oltre due ore, una delegazione
di genitori provenienti da Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Toscana,
Veneto, Lazio, Campania, in rappresentanza dei Comitati sorti in tutta
Italia fin dallo scorso autunno per difendere la scuola pubblica dai tagli
di 8 miliardi euro voluti e decisi dal Ministro Maria Stella Gelmini e dal
Ministro dell’Economia e Finanza, ha avuto un incontro con il responsabile
della segreteria del Ministro Gelmini, dott. Pasquale Capo, con il capo del
dipartimento Istruzione dott. Giuseppe Cosentino e con il direttore del
Personale Scolastico, dott. Luciano Chiappetta.

La delegazione, di cui facevano parte anche alcuni insegnanti, ha consegnato
personalmente al direttore generale per il Personale Scolastico, Dott.
Chiappetta, 155.000 copie dei moduli di iscrizione per l’a.s. 2009/10 a
testimonianza delle scelte effettuate dalla maggioranza delle famiglie
italiane; con tali moduli, infatti, i genitori dei bambini italiani che il
prossimo anno scolastico frequenteranno la scuola primaria hanno richiesto
un orario scolastico erogato secondo le modalità antecedenti alle modifiche
di legge apportate dal Ministro Gelmini.

A fronte di tale massiccia richiesta di una scuola pubblica di qualità da parte della società italiana, i funzionari del Ministero, pur invitando la delegazione ad un nuovo incontro nelle settimane prossime, hanno ribadito che per le classi prime a modulo gli organici verranno attribuiti sulla base di 27 ore settimanali per classe. Questo a dispetto del fatto che oltre il 50% delle famiglie abbiano richiesto il modello organizzativo a 30 ore.
D’altra parte, le classi a tempo pieno, già garantite dalla Legge n. 176/2007 del governo Prodi, non verranno incrementate se non in numero infimo.

Prendiamo atto una volta di più che il governo non intende ascoltare le richieste delle famiglie e del mondo della scuola e che la politica scolastica è dettata, in realtà, dalle imposizioni del Ministero
dell’Economia e delle Finanze e/o dalla determinazione di squalificare la scuola pubblica perché tale. In sintesi: meno tempo scuola, meno qualità didattica e pedagogica, meno diritti alla formazione per tutti e per tutte, e una società sempre più debole socialmente e a rischio di devianze giovanili, destinate a crescere e a diventare adulte con gli individui.*

Respingiamo con forza una politica miope che rifiuta di investire nel futuro dei cittadini e delle cittadine italiane e continueremo, a partire dalla pubblicazione della circolare sugli organici, ad opporci con determinazione alle sue pretese ed obiettivi.
Assemblea Nazionale dei Comitati Genitori-Insegnanti in difesa della scuola
pubblica di tutti e tutte, per tutti e tutte.
Roma, 22 marzo 2009

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Dalla Sapienza i ragazzi dell’onda ci invitano a non tacere. Sosteniamoli!!!

E’ dura, veramente dura costatare che tutto l’impegno e le lotte del mondo della scuola di questi ultimi mesi non hanno prodotto nulla. Il decreto gelmini tradotto in legge.  Gli studenti a piazza Navona trattati con la stessa logica utilizzata negli anni 70 contro studenti forse più agguerriti e sicuramente più organizzati anche dal punto di vista culturale. Cossiga che ammette candidamente che gli scontri si provocano appositamente,  Gelmini che apre un canale su you tube (dove riceve soprattutto commenti negativi rispetto alla sua legge) attraverso il  quale pretende che la gente  si fidi di lei, mentre Aprea finisce di demolire l’istruzione in Italia cancellando gli organi collegiali  e riducendo le scuole a fondazioni private… Nel frattempo il presidente del consiglio, sulla stessa linea di Aprea (o sarà il contrario?) propone di ridurre il diritto di voto ai parlamentari facendo votare solo i capigruppo (5, 6 persone?)

Tutto ciò ignorando totalmente quanto è stato messo in atto dai comitati in difesa della scuola pubblica  nati spontaneamente in tutta Italia!

I comitati in tutta Italia, ignorati totalmente dagli organi di stampa, si sono organizzati per dimostrare la propria volontà di non soggiacere silenziosamente ad una imposizione arrogante ed irrispettosa: forti della iscrizione effettuata in prima elementare i genitori dei bambini iscritti agli anni successivi  hanno stampato moduli di iscrizione alternativi a quelli proposti dal ministero li hanno compilati  e reiconfermato l’iscrizione dei propri figli  nelle scuole richiedendo che venisse rispettato il “patto” sottoscritto al momento della prima iscrizione alle elementari e quindi che non venisse cambiato il metodo d’insegnamento di cui i bambini hanno usufruito fino ad ora. Anche per i bambini che dovevabo essere iscritti alla prima elementare i comitati hanno predisposto moduli alternativi a quelli del ministero dove si richiedeva un tempo di 37 o 40 ore settimanale e la compresenza delle insegnanti. I moduli racolti a Roma superano le 12.000 unità!

Oggi gli studenti dell’onda, dopo una pausa esami tornano a chiamare i comitati dei genitori-insegnati delle elementar.

Questa di seguito è una mail arrivata dall’Onda al Comitato Roma Nord:

Oggetto: MOBILITAZIONE DEL 18 MARZO! IMPORTANTE!

Come annunciato precedentemente, il 18 marzo il mondo dell’istruzione
tornerà in piazza. Si torna ad inondare le strade per gli stessi motivi per
cui lo abbiamo fatto in migliaia di migliaia da ottobre a dicembre. Il dl
180 è passato e noi ci siam presi una “pausa-esami”…ma ora è tempo di
tornare a travolgere! Tutta quell’energia, quell’entusiasmo, quella rabbia
che ci hanno portato ad unirci in una grande protesta contro chi voleva e
vuole ancora distruggere il Mondo della Conoscenza, devono spingerci ancora
una volta a prendere parola. Restare zitti, restare a casa non serve a
niente, anzi peggiora la situazione. Per questo mercoledì torniamo a
manifestare, abbiamo ancora più ragioni per farlo! Tutte le nuove norme
sulla sicurezza, sugli immigrati, gli attacchi al diritto di sciopero e alla
libera espressione del dissenso non fanno altro che accrescere la rabbia per
questo paese in cui TUTTO TACE. Facciamoci sentire! Il 18 marzo è una grande
scommessa per tutti noi che abbiamo dato anima e corpo alle mobilitazioni di
questi mesi…ci siamo stati e dobbiamo continuare ad esserci!

Vi ricordo che MARTEDì 17 dalle 11.00 si svolgeranno nei corridoi e nei
cortili assemblee pubbliche nelle facoltà della città universitaria (in
particolare a Lettere, Sc. Poitiche, Farmacia, Filosofia, Fisica), per
discutere insieme della giornata di mobilitazione del giorno successivo, il
18…partecipiamo!

Ecco il comunicato ufficiale della Sapienza in vista del 18, scritto in
assemblea di

ateneo:

Verso lo sciopero del 18: riprendiamo a surfare ancora un’altra Onda!

UN’ALTRA VOLTA, UN’ALTRA ONDA: mobilitazione diffusa e generalizzata
dell’Onda!

Lo sciopero lanciato dalla Flc Cgil per il 18 marzo contro le politiche del
governo su università e ricerca è stata colta dal movimento dell’Onda come
una prima occasione di rilancio: torniamo in piazza, riprendiamo a
scioperare, costruiamo un’altra mareggiata!

Roma: appello della Sapienza in Onda per il 18 marzo, appuntamento mercoledì
18 marzo ore 9 alla Minerva.

Il dibattito pubblico in questi mesi si è incentrato sullo stato di vita o
di morte del movimento. Dibattito a cui noi non abbiamo voluto partecipare,
in quanto troppo impegnati nel valorizzare e rilanciare quello straordinario
spazio pubblico che l’Onda è stata in grado di costruire. Chi si è occupato
di questo dibattito forse non è a conoscenza che l’università, come ogni
spazio produttivo, vive di una propria temporalità, di propri ritmi e tempi
di vita.  C’è chi ha fatto come se non fosse accaduto nulla, come se la
legge 133 e il d.l. 180 non fossero mai stati approvati, ma in realtà stanno
già sortendo i loro effetti: si è aperto l’ultimo semestre dell’università
come l’abbiamo conosciuta finora. Un periodo decisivo che ci pone di fronte
a due alternative.

Da un lato la distruzione del sistema di formazione e ricerca auspicata dai
processi di riforma italiani ed europei, dall’altro l’università viva,
autoriformata dal basso attraverso l’autogestione e le pratiche di
conflitto. Nonostante continuino ad assicurarci che l’Italia sia pronta a
governare la crisi, è evidente che siamo già in un periodo di grave
recessione. Di fronte alla disoccupazione crescente, alla chiusura di
diverse imprese, all’impoverimento dilagante, tutti i governi adottano
misure anti-crisi, ad eccezione del governo italiano. In fondo, come
dichiara il ministro Brunetta, l’Italia possiede il migliore sistema di
ammortizzatori sociali d’Europa! Forse siamo pessimisti ma famiglia e lavoro
nero non ci sembrano una credibile risposta alla crisi.
In questo contesto ci sembra decisivo tornare a prendere parola nel giorno
dello sciopero di scuola e università indetto dalla Flc-Cgil per il 18
marzo. Il protocollo di restrizione dei percorsi dei cortei, firmato a Roma
in questi giorni, insieme alla limitazione del diritto di sciopero, con
ricadute pesantissime su chi proverà a bloccare la mobilità cittadina
inceppando la produzione metropolitana, non ci impedirà di tornare a
praticare conflitto in forme selvagge e imprevedibili come ci avete visto
fare in autunno. Attraverseremo quindi la giornata dello sciopero e
invitiamo i precari e gli studenti medi a farlo con noi in maniera autonoma
e indipendente. Proprio l’autonomia e l’irrappresentabilità che ci hanno
contraddistinto ci permettono di parlare il linguaggio della
generalizzazione, superando vecchi discorsi corporativi e studentisti.
Con lo stesso spirito di ricomposizione di un soggetto precario diffuso e di
ripresa di una conflittualità sociale latente possiamo già dire che vogliamo
costruire un grande appuntamento nazionale per il 28 marzo in coincidenza
con la manifestazione lanciata dai sindacati di base all’inaugurazione del
g14 su welfare e lavoro. L’Onda fin dalla sua origine ha preso parola su
questi temi e ha posto le basi di un discorso che si ponga in maniera
conflittuale con le ipotesi di gestione della crisi espresse sia dal governo
italiano che dagli altri governi europei ricercando direttamente forme
autonome per affrontare la crisi.
Questo spirito vive nella dimensione aperta con cui vogliamo costruire e
vivere queste due giornate insieme a tutti i soggetti produttori di spazio
pubblico e di conflitto.

Appuntamento alle ore 9.00 alla Minerva il 18 Marzo

NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO!!!

Sapienza in Onda

il cannocchiale

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CRISTIANESIMO OBBLIGATORIO A SCUOLA in difesa dei valori tradizionali!

Giovedì 22 gennaio 2009 la VII Commissione permanente della Camera dei Deputati ha approvato la risoluzione sul tema della “Salvaguardia della tradizione culturale e spirituale legata al Cristianesimo nelle politiche scolastiche” proposta dall’on. Garagnani (7-00076)

La risoluzione approvata dalla VII Commissione permanente della Camera dei Deputati sul tema “Salvaguardia della tradizione culturale e spirituale legata al Cristianesimo nelle politiche scolastiche” è un insulto alla cultura ed alla conoscenza delle reali radici culturali italiane che non sono esclusivamente basate sul cattolicesimo e sul cristianesimo e, se fossi cattolica giudicherei un insulto allo spirito CRISTIANO l’imposizione e la salvaguardia per legge di una religione e di un insegnamento che per sua natura dovrebbe essere abbracciato e scelto consapevolmente da ogni individuo. Il cristianesimo predica l’amore e l’accoglienza, mi pare, non l’imposizione e la salvaguardia di un popolo dall’altro…

La discussione di tale Risoluzione era stata avviata il 4 dicembre 2008 ed era stata presentata a suo tempo dal sottosegretario on. Pizza una apposita Relazione governativa.

Ecco i testi dei due documenti ufficiali la Relazione approvata dalla VII Commissione permanente della Camera
e la Relazione Governativa

RISOLUZIONE APPROVATA versione definitiva (8-00027)

La VII Commissione, premesso che:
mai come in questi ultimi tempi l’opinione pubblica italiana si interroga sul futuro in riferimento alla propria identità culturale; la migrazione extra-comunitaria, l’allargamento dell’Unione europea ai Paesi dell’est Europa ed il progressivo dilatarsi di un certo fondamentalismo islamico chiamano in causa l’Occidente, la sua storia e il suo futuro, strettamente legati alla tradizione cristiana, che ne definisce l’essenza e ne è elemento costitutivo; in questo contesto, non può non destare preoccupazione quella sorta di relativismo culturale e di nichilismo etico che, in nome di una presunta tolleranza e rispetto di tradizioni diverse dalle nostre, non sostiene i presupposti della nostra civiltà, e rischia di omologare tutte le culture in un amalgama indistinto in cui la nostra storia, italiana ed europea, perde di valore. La scuola è terreno privilegiato in cui sperimentare un approccio culturale ai temi dell’integrazione in nome di ideali di accoglienza e solidarietà, che, per essere davvero tali devono fondarsi sul ricordo del proprio passato e devono essere ancorate alle proprie radici culturali e spirituali; il fallimento del modello di integrazione delle democrazie nord-europee e l’esperienza di Paesi come l’Olanda, la Danimarca e, in modo diverso la Francia e la Germania, pone per il nostro Paese il problema di una legislazione scolastica che, nell’affrontare, in modo graduale e rispettoso dei diritti della persona, il problema dell’integrazione dei cittadini comunitari ed extracomunitari, sappia difendere la tradizione culturale italiana, ed europea, quale si è manifestata nel corso dei secoli, e proporla, evitando denigrazioni o dimenticanze, agli studenti di ogni provenienza culturale; al riguardo è bene ricordare che l’insegnamento della religione cattolica, basato su un’adesione volontaria dello studente, risponde a un’esigenza religiosa importante ed essenziale, ma distinta da quella eminentemente culturale e laica che sarebbe opportuno introdurre nella legislazione scolastica e proporre a tutti, impegna il Governo a far sì che nell’ambito dell’autonomia scolastica, e fatta salva la libertà di insegnamento dei docenti, sia reso esplicitamente obbligatorio nelle indicazioni nazionali il preciso riferimento alla nostra tradizione culturale e spirituale che si riconnette esplicitamente al Cristianesimo.
(8-00027) «Garagnani, Granata, Goisis, Mazzuca, Palmieri, Centemero».

RELAZIONE PRESENTATA DAL GOVERNO del 4 dicembre.

Si condivide l’opinione dell’Onorevole interrogante che il giusto principio dell’accoglienza e dell’integrazione possa essere realizzato solo laddove si conservi la memoria del proprio passato e delle proprie radici culturali, in quanto è soltanto con l’affermazione della propria identità, che si può riconoscere e comprendere l’identità degli altri.
Ricordo che l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado è regolamentato da norme pattizie che rappresentano la sintesi finale di posizioni ed interessi rappresentati dall’autorità scolastica italiana e dalla Conferenza Episcopale.
La legge n. 121 del 1985 di ratifica ed esecuzione dell’accordo con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modifiche al Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, che già prevedeva un esplicito riferimento alla tradizione culturale del Cattolicesimo, all’articolo 9, comma 2, precisa che «La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado.
Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento».
Peraltro la nascita della religione cristiana, le sue peculiarità e il suo sviluppo così come le vicende dei rapporti tra Stato e Chiesa, con particolare riferimento all’Italia, già sono oggetto di studio nell’insegnamento della storia sin dalla scuola primaria e rappresentano, trasversalmente, l’asse portante di altri insegnamenti.
Faccio riferimento, in particolare, allo studio della letteratura italiana, molti testi della quale (e basti citare la Commedia dantesca) risulterebbero incomprensibili senza gli opportuni riferimenti alla dottrina cattolica e al dibattito teologico, o alla storia dell’arte, per secoli legata inscindibilmente all’iconografia cristiana.
Proprio per questo motivo le indicazioni nazionali relativamente al primo ciclo di istruzione fanno esplicito riferimento al Cristianesimo e stessa cura verrà posta nelle indicazioni nazionali relative al secondo ciclo di Istruzione, proprio al fine di rispondere ad una ineludibile esigenza
culturale degli studenti.

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L’onda non accenna a decrescere! Gli studenti italaini redigono un documento unitario in cui chiedono l’appoggio della cittadinanza, ricordano Piazza Fontana e solidarizzano con gli studenti in Grecia commemorando Anreas

DOCUMENTO POLITICO FINALE DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEGLI STUDENTI MEDI A PISA DEL 7 DICEMBRE.

Viviamo una crisi economica sistemica, dovuta all’esplosione dell’economia capitalista, prodotta da banchieri, imprenditori, politici, mafie e speculatori, che hanno investito su capitali ipotetici in realtà inesistenti. Questa grande crisi attuale colpisce tutti e ci viene fatta pagare in termini di tagli e privatizzazioni, negazioni di diritti, smantellamento del welfare e di politiche sociali.
“Noi la crisi non la paghiamo” è lo slogan lanciato dalle scuole e facoltà in mobilitazione da mesi, e gridato adesso anche da tutti i soggetti sociali che la crisi non vogliono pagarla, dai precari ai migranti, dai pendolari ai lavoratori Alitalia, dagli insegnanti agli occupanti di case.
In questi mesi l’Onda sta dimostrando di saper parlare linguaggi diversi, di essere uno studente come un professore, un precario come un genitore, ha mostrato a tutti come ribellarsi alla crisi sia possibile; per questo sentiamo la necessità di guardare oltre le scuole e le università.
Il 12 dicembre sarà sciopero generale, un altro sciopero convocato anche grazie all’Onda, che ovviamente generalizzeremo, chiudendo le nostre scuole e scendendo in piazza, senza portare sterili solidarismi ai lavoratori, ma costruendo insieme ad essi una battaglia che è comune.
Infatti, il nostro governo per uscire dalla crisi sta tentando di distruggere ogni senso di comunità sociale, mettendo individuo contro individuo, dirigendo la ricchezza dalle fasce sociali più basse all’alta finanza e nutrendosi allo stesso tempo di razzismo e xenofobia, fomentando una guerra tra poveri, nascosta sotto il nome di meritocrazia.
A questa atomizzazione della società noi rispondiamo nel senso inverso, valorizzando la forza dell’azione collettiva nazionale; oggi è solo l’unione di individui, capaci di autodeterminarsi collettivamente, che può opporsi con forza ed efficacia a questi attacchi indiscriminati.
Il concetto di meritocrazia distorta si ripropone all’interno della scuola, dove serve a nascondere la selezione sociale; la stessa scuola che già adesso risponde a logiche di discriminazione e disuguaglianza e che tradisce la sua natura costituzionale, poiché basandosi sulle logiche del profitto, si nega come strumento di emancipazione sociale.
Gli otto miliardi di tagli della finanziaria all’istruzione e la devastazione della legge Gelmini, hanno spianato il terreno e aperto le porte allo smantellamento completo dell’istruzione pubblica.
Il culmine di questo processo ora lo vediamo nella proposta di legge del deputato Aprea, presidente della commissione cultura della camera.
Come per l’università, il completamento della privatizzazione dell’istruzione pubblica coincide con l’istituzione del regime di fondazione: la qualità dei percorsi di formazione sarà determinata dai finanziamenti degli enti privati esterni che attraverso questi acquisteranno un posto nel Consiglio di amministrazione, l’organo che sostituisce il Consiglio d’Istituto, ma ne diminuisce il numero.
La proposta Aprea parla di partner esterni affiliati alle scuole, sancendo definitivamente la vendita del sistema formativo alle logiche di mercato e di business.
La proposta di legge comprende anche una ristrutturazione dell’ordinamento giuridico degli insegnanti, che impone un anno obbligatorio di precariato e la suddivisione in docenti iniziali, ordinari ed esperti. L’uscita dal precariato ed il passaggio di livello è affidato al parere favorevole dei docenti esperti, figure di fatto analoghe ai baroni universitari.
Questo comporta un’ulteriore verticalizzazione dell’intero sistema di educazione, a partire dal nuovo ruolo manageriale del preside, le cui funzioni arrivano fino alla contrattazione individuale con i singoli docenti.
Come studenti abbiamo la necessità di attraversare queste logiche di verticalizzazione, costruendo dal basso la nostra autoriforma, partendo dalle pratiche quotidiane di autogestione e occupazione, di liberazione di spazi e tempi.
L’autoriforma parte dalla rivalutazione del ruolo dello studente all’interno della scuola e della sua stessa formazione, per questo si basa sulla riappropriazione dei contenuti, anche attraverso la collaborazione studente-docente. La cultura e il sapere critico della nostra autoriforma si contrappongono alla sterilità del nozionismo
degli attuali programmi ministeriali. Per questo riteniamo fondamentale aprire la didattica ad una programmazione collettiva e condivisa, riscrivendo i programmi dal basso all’interno dei gruppi di materia, rendendo lo studente componente fondamentale ed attiva dell’istruzione e la scuola in grado di saper affrontare i mutamenti generazionali e sociali.
Ad esempio una di queste evoluzioni è il meticciamento e la multietnicità. La cultura deve saper essere inclusiva e valorizzare l’eterogeneità culturale, rifiutando ogni tentativo di introduzione del razzismo, come per le classi ghetto.
La formazione deve essere accessibile a tutti, senza discriminazioni né per il colore della pelle, né per la possibilità economica: per questo dai libri di testo ai trasporti, dai teatri ai musei, l’accesso ai saperi deve essere gratuito e libero.
E’ evidente che per garantire tutto questo servono fondi, gli stessi fondi di cui l’istruzione, come la sanità e l’intero settore pubblico vengono continuamente privati, mentre basta un prete per farli saltare fuori e mentre vengono continuamente finanziate le spese militari.
La scuola non deve pagare la crisi economica né in termini di finanziamenti, né tantomeno in termini di vite. La tragedia di Rivoli testimonia l’assurdità di anni di politiche di tagli e disinteresse nei confronti dell’edilizia scolastica. Non si può morire di scuola, non si può morire sul lavoro, non si può morire nelle piazze.
Gli stessi meccanismi di intimidazione e repressione che vediamo applicati nelle nostre città hanno raggiunto le peggiori conseguenze sabato scorso ad Atene, dove un ragazzo di 15 anni, Andreas, è stato ucciso dai colpi sparati da una camionetta di polizia durante un corteo in favore del diritto allo studio.
Ad ogni meccanismo e strategia di tensione rispondiamo che non siamo noi ad avere paura.
A dimostrare di averne sono i governi in crisi che, non sapendo più come gestire un sistema che gli è sfuggito dalle mani, un’onda in grado di travolgerli, sono pronti persino a sparare, a sguinzagliare i soliti utili idioti provocatori nelle piazze, a denunciare e sgomberare gli studenti che occupano.
La loro debolezza non ci spaventa, le politiche securitarie non possono fermare il movimento di oggi come quello di ieri.
Il 12 dicembre, nell’anniversario della strage di piazza Fontana del 1969, dedicheremo le nostre manifestazioni ad Andreas. Intanto, in questi giorni riempiremo le nostre città di iniziative diffuse per denunciare la vergogna di questo omicidio e per chiedere giustizia.
Stiamo lottando da anni in difesa della scuola pubblica e per la costruzione di un sistema formativo migliore. Continuiamo adesso di fronte ai nuovi tentativi di svendita e di privatizzazione: in concomitanza della discussione in parlamento della proposta di legge Aprea ci saranno giornate di autogestione, occupazione, blocco della
didattica e nei giorni dell’approvazione una grande data di mobilitazione nazionale in ogni città, che miriamo a condividere con una cittadinanza consapevole dei problemi della scuola, che riguardano l’intera società.

COLLETTIVI E COORDINAMENTI STUDENTESCHI DI: PISA, MILANO, ROMA, BOLOGNA, TORINO, NAPOLI, BARI, REGGIO EMILIA, VIAREGGIO, CAGLIARI, FIRENZE, EMPOLI, LA SPEZIA, ALESSANDRIA, POTENZA, PARMA, LIVORNO, MASSA, LUCCA, VELLETRI, VERONA.

In tutto il web si parla dell’onda
e l’onda cresce…..

http://liberaroma.wordpress.com/2008/12/07/appello-della-sapienza-verso-lo-sciopero-generale-del-12-dicembre/
http://www.uniriot.org/index.php?option=com_content&task=view&id=496&Itemid=100
http://www.rassegna.it/articoli/2008/12/11/40518/sciopero-generale-anche-londa-degli-studenti-sara-in-piazza http://piemonte.indymedia.org/article/3575
http://www.dongiorgio.it/pagine/prova.php?id=1382&nome=prima
http://www.globalproject.info/art-18063.html
… e ce ne sono altri!!!
Ma tanti altri!!!

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Ecco una sintesi della manifestazione in difesa della scuola del 29 novembre a Roma

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Più di UN MILIONE DI PERSONE alla manifestazione di Roma in difesa della scuola

Oggi in piazza della Repubblica a Roma si sono dati appuntamento tantissimi italiani, tanti che la piazza non riusciva a contenerli!

Si sono formati diversi cortei uno è sceso su via Nazionale, uno per via Cavour l’altro si è avviato verso piazza Barberini. All’altezza del traforo tra  via Nazionale e via del Tritone uno spezzone del corteo proveniente da via Nazionale si è ricongiunto allo spezzone che andava verso  Piazza del Popolo, ma tanti ragazzi delle scuole superiori e dell’Università hanno proseguito per raggiungere Piazza Navona e il Ministero dell’Istruzione!

Io ero a Piazza Barberini e sono stata ferma per circa un’ora a guardare sfilare una massa enorme di persone, non si vedeva la fine del corteo che continuava a scendere da Via Bissolati e da via delle Quattro Fontane!

Incredibilmente via del Tritone era sbarrata da Guardia di Finanza e Polizia e il corteo è stato incanalato nella stretta via Sistina.

Alla luce dei fatti di ieri a Piazza Navona ho trovato molto pericoloso far incanalare un corteo così grande in un budello stretto come via Sistina, ma per fortuna mi sbagliavo! Nessuno scontro solamente una folla colorata e molto arrabbiata che gridava slogan contro la Gelmini ribattezzata da molti “Beata Ignoranza” con tanto di santino…

Solo a vedere la parte di corteo che mi è sfilata davanti a piazza Barberini ho avuto l’impressione che ci fossero almeno un miolne di persone!!!

E non avevo visto  ancora tutta la gente  in via Cavour e Via Nazionale!!!

Spero che questa maggioranza arrogante e indifferente al dissenso manifestato da così larga parte dell’opinione pubblice non rimanga sulle sue posizioni continuando a dichiarare che “non hanno capito la legge proposta” o che “sono tutti  imbrogliati dalla sinistra”!

Non credo assolutamente che gli Italiani siano un branco di persone così manovrabili e incapaci di pensiero autonomo come vorrebbero farci credere!

Al di là di ogni altra considerazione trovo assolutamente offensivo che si continui a parlare di “frange isolate” di “facinorosi” e di “strumentalizzati dalla sinistra”

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La lotta per la difesa della cultura e di ogni ordine di scuola è passata per l’Uniersità di Roma ieri 26/10 2008!

Mi sono rincuorata ieri mattina quando, arrivata a Piazzale Aldo Moro con mio figlio Matteo, ho trovato una lunga fila di genitori con bambini!!!
Tanti mi parevano, almeno un centinaio a occhio e croce!
“ottima cosa” mi sono detta”la gente di Roma ha recepito il messaggio dei ragazzi di fisica! Bene, benissimo”.
Ma quello che vedevo non era che l’inizio. Il tempo di metterci in fila e già la fila si allungava, e già vedevo papà e figli in bicicletta sbucare dalle vie limitrofe, macchine che parcheggiavano e da cui uscivano mamme e bambini.

Fila fuori dellUniversità

Fila fuori dell'Università

La fila serviva per assegnare un colore ad ogni bambino e dividerli così in gruppi che entrati con studentesse e studenti con al collo un cartoncino del loro stesso colore li guidavano in un percorso di scoperte magico-scientifiche!
Arrivati nel prato dietro al Rettorato mi sono resa conto che tanti bambini e genitori erano già lì ad attenderci!
Tanti ci seguivano. Secondo me i bambini superavano i 500 e gli adulti erano per lo meno 4 volte tanti!
L’aula magna di Fisica, nella quale si è svolta una conferenza organizzata da studenti e professori di antropologia era strapieno: c’erano persone in piedi e sedute sui gradini!

esperimenti

Sono uscita dall’aula magna prima della fine della conferenza ed ho trovato tanti adulti che seguivano i gruppi di bambini nelle varie “stazioni scientifiche”.

Voglio ringraziare i ragazzi e i professori che hanno organizzato e realizzato tutto ciò!

Se il livello di questa protesta continuerà ad essere mantenuto così alto sarà senz’altro un grande passo avanti nella difesa della cultura e della democrazia in Italia!

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INIZIATIVA DI MOBILITAZIONE E COMUNICAZIONE NO ALLA LEGGE 133 – NO ALLA LEGGE 137

Ricevo e volentieri pubblico dagli amministratori del sito www.accatagliato.org

(mi spiace solo di aver ricevuto la mail in ritardo questa sera per domani)

INIZIATIVA DI MOBILITAZIONE E COMUNICAZIONE
NO ALLA LEGGE 133 – NO ALLA LEGGE 137

DOMENICA 26 OTTOBRE ORE 11

SCIENZA? UN GIOCO DA RAGAZZI!!

Invitiamo TUTTI, bambini e bambine,mamme,papà, nonni,zii….
ALLA CITTA’ UNIVERSITARIA(piazzale Aldo Moro 5)
per una giornata di giochi ed ESPERIMENTI SCIENTIFICI
a cura di studenti,docenti e ricercatori dei dipartimenti di
FISICA e CHIMICA della Sapienza

I genitori sono invitati dai docenti del dipartimento di fisica ad
un incontro di approfondimento sugli effetti della “riforma Gelmini”
sul sistema scolastico pubblico.

N.B. E’ prevista, come attività di autofinanziamento, l’organizzazione
di PRANZO SOCIALE e di una MERENDA per TUTTI!!!!!

…..E PER I GRANDI
Gli studenti e i docenti del Dipartimento di Antropologia propongono:
-LO SGUARDO DELLE DISCIPLINE SULLA DIDATTICA INTERCULTURALE-
riflessioni sulla questione delle classi-ponte nelle scuole

INTERVERRANNO:
Prof.ssa Faranda
Prof.ssa Rita
Prof.Giunchi
della Facoltà di Lettere La Sapienza

Per avere almeno una vaga idea di quanti sarete Domenica abbiamo aperto una
pagina con un form in cui segnalare l’intenzione di venire.

http://www.inventati.org/accatagliato/index.php?pid=175

PER UNA SCUOLA E UN’UNIVERSITA’ PUBBLICA E DI QUALITA’

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Fisica: grande iniziativa alla Sapienza. L’Università incontra la Scuola Primaria

Le dichiarazioni del nostro Presidente del Consiglio sono sempre più allarmanti secondo il mio punto di vista: ormai si va a braccio, o meglio a casaccio, contraddicendo le proprie dichiarazioni del giorno prima come se nulla fosse come se non fossero state sentite da nessuno!!!
Se non fosse una tragedia sarebbe comico!!!
Il problema è che in tutto questo balletto di dichiarazioni e ritrattazioni si vuole far passare la protesta sulla scuola come una protesta di frange isolate a cui “piace scendere in piazza a protestare”. Ed oltre tutto si continua a dichiarare che chi protesta “non conosce la legge e non conosce i provvedimenti presi”.
Non possiamo consentire di essere trattati da popolo bue.
Non siamo più quelli!
Si accusa il PD di cavalcare la protesta e di strumentalizzarla, ma la protesta non è del PD e non è di nessuna sigla politica è una protesta di chi la cultura la fa (professori e docenti di tutti i gradi della scuola) o vorrebbe essere messo in condizione di farla e di chi la fruisce, o vorrebbe difendere il suo diritto ad esserne fruitore!!!
assemblea di approfondimento sulla legge Gelmini
Domenica 26 Ottobre, alle ore 11.00, Vecchio Edificio di Fisica Marconi

I ragazzi di fisica alla Sapienza non si danno per vinti e chiedono un “raccordo” con tutte le scuole e tutti i genitori impegnati nella difesa della scuola e della cultura!

Organizzeranno un incontro di approfondimento sugli effetti della “riforma Gelmini” sul sistema scolastico pubblico.

lezione di fisica Parteciperanno inoltre degli studenti e dei professori di antropologia e linguistica che affronteranno il tema delle classi separate.

Appuntamento alle ore 11.00, nel cortile del Dipartimento di Fisica, “Sapienza” Università di Roma, Piazza Aldo Moro 2.

Per consentire a tutti i genitori di partecipare all’incontro gli studenti di fisica intratterranno i bambini con una lezione fisica “magica” facendogli scoprire i segreti e il fascino della materia come è già successo domenica scorsa a Villa Borghese

Qui la lezione di domenica scorsa a Villa Borghese http://it.youtube.com/watch?v=EDVg0ZK2xJw

Grazie dell’impegno ragazzi!  Io con mio figlio ci saremo!

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In 300.000 per dire no tagli alla scuola!

Eravamo in tanti ieri a piazza della Repubblica, talmente tanti non non poter essere contenuti tutti nella piazza! E molti si sono aggregati al corteo da piazza dei Cinquecento, appena scesi dai treni che li hanno portati a Roma.
La pioggia non ha fermato la voglia di esserci e far sentire la propria voce.
C’erano mamme e bambini incappucciati nei loro impermeabili con striscioni eloquenti. Lo striscione di mio figlio, rimediato da una tenda di casa diceva: “CONTRO LA SCUOLA DEI PADRONI 10 100 1000 OCCUPAZIONI”, slogan che ha sentito cantare durante la fiaccolata del 14 dai ragazzi del liceo Mamiani e subito adottato.
C’erano carrozzine per disabili portate in spalla da maestri di sostegno i quali ci ricordavano che la quasi totalità dei bambini disabili frequenta la scuola pubblica e nonostante ciò alla scuola pubblica vengono tagliati dei fondi essenziali a questo servizio mantenuti integri però nelle scuole parificate!
C’erano maestre e maestri in lotta per mantenere il proprio posto di lavoro, c’erano studenti universitari, ricercatori, studenti delle superiori tutti insieme per una battaglia di salvaguardia della cultura italiana, già al collasso e bisognosa di interventi urgenti prima del decreto Gelmini che le ha dato invece il colpo di grazia sottraendole circa 8 milioni di euro!!

Considerando a freddo, facendo in modo che la rabbia per lo scippo della cultura si sedimenti un pochino e lasci la mente lucida viene da pensare che forse il disegno di un “popolo bue” non è neanche il movente della decisione sui tagli alla scuola, il movente reale è probabilmente l’emergenza economica e se una coperta è troppo stretta ovviamente qualcosa deve rimanere fuori…
Dispiace veramente che sia la scuola a rimanere fuori, specialmente quando si apprende che sono pronti interventi economici di sostegno per le industrie e imprese private!!!
Come possiamo avere i soldi per sostenere la borsa quando non ne abbiamo per la scuola?
come è possibile che si sostenga per esempio la compagnia di bandiera quando agli ospedali manca anche l’ago per le siringhe???
E’ che la cultura, come la sanità, non da un ritorno economico immediato al paese anzi di solito non lo da afatto perchè “chi muore giace” e dunque non paga e “chi si laurea espatria” perchè delle sue competenze qui non ce ne facciamo niente!!!

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